La maiscoltura italiana è da anni in una fase critica, con un costante calo delle superfici e della produzione. È quanto emerso nel corso del convegno che si è tenuto il 27 ottobre 2026 presso il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, organizzato da Cibo per la Mente insieme ad Assalzoo, Origin Italia e all’Associazione Italiana Maiscoltori.
Secondo quanto riportato da Feed&Food, l’evento ha evidenziato come il comparto attraversi una crisi strutturale ormai da oltre dieci anni, con dati che mostrano una progressiva contrazione della produzione e delle superfici coltivate. In particolare, si è passati da 1,06 milioni di ettari coltivati nel 2000 a 541 mila nel 2025, mentre la produzione è scesa da 9,6 milioni di tonnellate nel 2006 a 5,5 milioni nel 2025. Per il 2026 si prevede un ulteriore calo, con una produzione che potrebbe attestarsi intorno ai 4 milioni di tonnellate, a fronte di un fabbisogno annuo nazionale di 12 milioni.
Al convegno hanno partecipato, tra gli altri, il Sottosegretario al MASAF Patrizio Giacomo La Pietra, il Presidente della 9ª Commissione del Senato Luca De Carlo, la senatrice Maria Nocco, membro della 5ª Commissione Bilancio, il Presidente AMI Cesare Soldi, il professore dell’Università di Torino Amedeo Reyneri Di Lagnasco, la prima ricercatrice del CREA Sabrina Monica Locatelli, il Presidente Assalzoo Massimo Zanin e il Presidente Origin Italia Nicola Cesare Baldrighi. Ha moderato i lavori Edoardo Ferri, coordinatore di Cibo per la Mente.
Tra le criticità segnalate, oltre alle rese stagnanti, figurano l’aumento dei costi produttivi, la volatilità dei prezzi, i cambiamenti climatici, la qualità sanitaria del mais e il rischio di contaminazione da micotossine. A ciò si aggiunge il divieto di utilizzo dell’urea nel Bacino padano a partire dal 2028 e la crescente competizione tra le destinazioni alimentari ed energetiche.
Dal confronto è emersa la necessità di una strategia nazionale per il rilancio della maiscoltura, con strumenti di sostegno economico mirati, accordi di filiera e investimenti nella ricerca. Tra le proposte avanzate figurano un aiuto accoppiato specifico nella prossima PAC, contratti di filiera pluriennali e strumenti dedicati al mais destinato alle produzioni DOP.
«Occorre intervenire su questi aspetti prioritari, così come sull’innovazione: dal miglioramento agronomico alle TEA, semplificando le procedure affinché queste opportunità possano arrivare quanto prima nei campi», ha dichiarato Cesare Soldi, Presidente AMI, sottolineando l’importanza di introdurre innovazioni e rafforzare strumenti come l’agricoltura di precisione e il miglioramento varietale.